Un pensiero ad Arturo Di Modica, lo scultore siciliano che ha portato il Toro di Wall Street nel mondo

Arturo, grazie per averci insegnato che la bellezza non chiede permesso

Caro Arturo,
oggi non è un addio, perché chi ha saputo dare voce al bronzo e trasformare la pietra in speranza non se ne va davvero.

Penso a te, ragazzo di Vittoria che partì con la fame di arte nelle tasche e un sogno negli occhi. A te che hai preso un treno per Firenze senza sapere cosa ti aspettava, che hai lavorato di notte tra polvere e freddo per imparare a domare il ferro. A te che a New York, quella città che non dorme mai, hai deciso che l’arte non ha bisogno di autorizzazioni per esistere.

Quel toro, Arturo, non era solo una scultura: era un messaggio di forza in un mondo che spesso si arrende. Era la tua Sicilia che camminava tra le strade di Manhattan, con la stessa dignità dei nostri contadini, la stessa fierezza dei nostri cieli.

Hai lavorato in silenzio, con quelle mani segnate dal bronzo e dalla polvere, con quello sguardo calmo di chi sa che il tempo non è un nemico quando si crede davvero in ciò che si fa. E quando sei tornato qui, nella tua Vittoria, avevi ancora voglia di donare, di sognare un museo a cielo aperto, di creare nuovi simboli che parlassero di bellezza e coraggio alla tua terra.

Arturo, grazie per averci insegnato che la bellezza non chiede permesso, che l’arte può essere un regalo, che si può lottare contro i giganti anche solo con un martello e un pezzo di bronzo.

Non è un addio, Arturo.
Perché ogni volta che qualcuno si fermerà davanti al Toro di Wall Street e poserà una mano su quel bronzo, sentirà un battito siciliano, e forse capirà che la bellezza più vera nasce quando non chiedi nulla in cambio.

Grazie per averci lasciato le tue sculture, ma soprattutto per averci lasciato la tua lezione: credere sempre nei propri sogni, anche quando il mondo dice che non si può.

Con rispetto,
dalla tua Sicilia.

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